Un milione di persone a Roma, 100 mila persone in piazza a Palermo 50 mila a Catania (con almeno 100 ragazzi di architettura che hanno dato spettacolo) e poi ancora manifestazioni a Milano (150 mila), Bologna, Parma (3 mila), Napoli, Bari (3 mila), Torino (100 mila), Firenze (4 mila), Genova (30 mila), Catanzaro. Secondo le organizzazioni sindacali l'adesione ha sfiorato l'80% del personale e il 90% delle scuole non ha nemmeno aperto i cancelli.
"idea d'italia" e un "idea d'istruzione" a cui non possiamo e non vogliamo rinunciare, e sappiamo che quest' idea, la scuola pubblica, la scuola di tutti, la custodisce, anche con i suoi problemi.
A nostro avviso in uno stato libero, quando ci si accinge a proporre una riforma si dovrebbe tenere conto delle proteste della società e delle opinioni differenti dei diretti interessati, ma le reazioni di questo governo sono andate tutte nella direzione opposta:
Maroni, ministro dell'interno, ha avvisato gli studenti che occupano dicendo: “ CHI OCCUPA LE SCUOLE ABUSIVAMENTE IMPEDENDO AGLI ALTRI STUDENTI DI PARTECIPARE ALLE LEZIONI SARA' DENUNCIATO ALLA MAGISTRATURA ”.
L'"avviso ai naviganti" del premier Silvio puntava a far ritornare in primo piano la sua leadership, indicando le proteste come una forma di danneggiamento per i più operosi, e per la loro stessa libertà.
Ha voluto indicare alla sua gente "la maggioranza silenziosa" un terreno di conflitto, quasi una chiamata alle armi, un nuovo ambito di ostilità di un'Italia: la sua Italia, contro l'altra che non lo ama o che vuole giudicarlo per quello che fa. Non ha nemmeno esitato un attimo a minacciare l'arrivo delle Forze dell'ordine nelle scuole e nelle università occupate perché sempre un "diritto di polizia" si affaccia quando lo stato non è più in grado di garantirsi gli scopi che intende raggiungere ad ogni costo.
Gli studenti in piazza conoscono minuziosamente quello per cui stanno protestando, e questo è sinonimo di un nuovo interesse dei giovani per la politica, un modo nuovo di fare politica, interessandosi e informandosi degli argomenti di cui si parla, e noi possiamo farlo perché siamo persone intelligenti desiderose di conoscere a fondo gli argomenti di cui discutiamo e non gente apatica che subisce passivamente le decisioni prese da altri. Noi sappiamo che il fondo di finanziamento ordinario delle università sarà progressivamente ridotto di 63,5 milioni di euro per il 2009, di 190 milioni per il 2010, di 316 milioni per il 2011, di 417 milioni per il 2012 e di 455 milioni a partire dal 2013, sappiamo che questo risultato sarà ottenuto vietando di assumere personale oltre il 20% dei pensionamenti dell'anno precedente.
Sappiamo pure che i docenti che svaniranno improvvisamente saranno 87.341 in tre anni. Nel 2009/10 42.105; 25.560 nel 2010/11; 19.676 nel 2011/12.
Sappiamo che per il personale amministrativo tecnico e ausiliario attualmente impiegato sono previsti 42.500 posti in meno, il 17% in meno, come si fa a dire che non ci sono tagli?
E' notizia delle ultime ore che il presidente del consiglio abbia posto un freno al secondo passo del ministro dell'istruzione che fino a quattro giorni fa dichiarava che entro una settimana avrebbe presentato il piano sull'università.
La Gelmini è circondata, dagli studenti e pure dai suoi colleghi.
Umberto Bossi ha dichiarato che << è inutile far unire pure gli universitari alla protesta della scuola >>.
Gianfranco Fini ha sottolineato i rischi di uno scontro che coinvolga i docenti e i giovani universitari e gli esperti del suo partito sono usciti allo scoperto chiedendo un confronto con tutte le parti in causa e bocciando preventivamente la strada del decreto e della fiducia.
Stefano Caldoro, socialista eletto dentro Forza Italia, impegnato a luglio come relatore della manovra finanziaria di Tremonti, ammette che servirebbe un patto con il mondo dell'università. Un patto di stabilità condiviso.
Dichiarazioni queste che danno una chiara chiave di lettura sulla situazione attuale.
Mai come adesso c'è bisogno di unione.
Abbiamo dimostrato che la voce di migliaia di persone in tante città d'Italia non può non essere sentita.
E la protesta per noi è solo all'inizio e andrà avanti ad oltranza fino a quando i responsabili non torneranno indietro sui loro passi, dichiarando e prendendo atto di errori fatti ed intenzioni sbagliate.
NOI NON SIAMO STUPIDI E NON CI FACCIAMO TURLUPINARE.
Come Comitato Studentesco abbiamo deciso di continuare lo stato di agitazione all'interno della Facoltà, per coerenza e perché crediamo che la spinta di pochi possa convincere i molti, che ancora sono restii ad informarsi, della gravità della situazione attuale.
INTENDIAMO
-Portare avanti la nostra azione concentrando all'interno di un aula di questo istituto tutte le forze attive in questa causa. Portando avanti iniziative volte principalmente ad informare e tenerci informati sui fatti di questi giorni.
-Chiedere ufficialmente un blocco della didattica, anche parziale, in modo da poter fare giorno dopo giorno il punto della situazione, comunicandolo all'interno di un assemblea da indire ogni giorno a metà mattinata all'interno dell'orario didattico (11:00-13:00), e confidando nella partecipazione critica e costruttiva dei professori, dei ricercatori e dei dottorandi.
-Contemporaneamente dei gruppi di lavoro prestabiliti porteranno avanti delle attività che verranno decise sempre attraverso le pubbliche assemblee.
-Pensiamo che bisogni cavalcare l'onda di questa mobilitazione nazionale, perché all'attuale stato di cose l'interesse per l'attività didattica non può escludere momenti di confronto costruttivo tra studenti e corpo docente.
-Poniamo la data del 14 novembre, nella quale è stato indetto uno sciopero generale, come termine di questa azione e ci riserviamo l'opportunità di agire in modo differente, sempre all'interno della legalità, nel caso in cui dovessero verificarsi episodi che porterebbero ad un'accelerazione improvvisa delle intenzioni, da noi non condivise, riguardo l’ambito universitario.
SIRACUSA
IL COMITATO STUDENTESCO
In piazza tra gli altri erano presenti: studenti universitari, studenti delle scuole superiori, studenti delle scuole medie, alunni delle scuole elementari, docenti universitari, ricercatori, professori, maestre, genitori, e molta altra gente che ha a cuore il futuro di questo paese, tutti insieme hanno urlato “NO” ai tagli alla scuola, al maestro unico, al blocco del “turn-over” all'università e al taglio di un miliardo e mezzo in tre anni ai bilanci degli atenei.
Questo paese è in rivolta !!!
Manifestazioni come queste non si erano mai viste.
Questo governo è riuscito nel miracolo di mettere insieme tutte le sigle sindacali che di solito hanno tra di loro rapporti di contrasto su ogni caso.
La pioggia è caduta su molte città, anche su di noi, ma noi incuranti abbiamo continuato a manifestare, perché le speranze riposte sul futuro non possono svanire con un decreto imposto preventivamente un giorno prima dall'alto.
E poi chi ne parla, conosce davvero questa scuola?
Questo decreto che ormai è diventato Legge dello Stato non dà l'impressione di avere una madre, ma soltanto un padre: Giulio Tremonti.
La Gelmini di suo, avrebbe dovuto proporre un disegno, un progetto educativo, un documento da discutere con le parti interessate, un percorso riformatore per passare dalle criticità di oggi a un assetto più soddisfacente nel futuro. Non lo ha fatto. La sua è una presenza muta. E' una comparsa.
I tagli sono di Tremonti e questa riforma, che è una falsa riforma, non è altro che tagli al personale docente, amministrativo e tecnico; risparmi per il bilancio dello stato; riduzione dell'orario scolastico e fine del tempo pieno; tagli al fondo di finanziamento delle università e trasformazione degli Atenei in Fondazione private.
Noi abbiamo bisogno di una riforma sostanziale e partecipata, invece ci danno meno risorse e nessun reale miglioramento del sistema.
Avrebbero fatto meglio a dire “abbiamo bisogno di soldi e tagliamo scuola e università”, invece di camuffare l'operazione come se fosse una riforma.
Noi eravamo lì perché quello che hanno detto di noi, non ci racconta, non ci descrive, e questa scuola che si prospetta non è la nostra.
Hanno bisogno di trasfigurarla per poterla distruggere in silenzio e nel disinteresse dei più. Ecco perché eravamo lì. Perché sappiamo che è in gioco un
CHE SIA INFORMAZIONE!
RispondiEliminaperchè nessuno possa continuare a dire: "ma io non lo sapevo"!
chiara_